“Pace di tutti i colori”, ep.10 – Le prove

In questi giorni ti ho pesantemente trascurato, povero mio blog… La “vita reale”, tra questioni di lavoro e famiglia, arriva ad essere “ad alta densità” in alcuni momenti, non lasciando altri spazi se non quelli del riposo. Ed in quelli ho preferito riposare, lo ammetto.

Per tornare a “Pace di tutti i colori” devo dire che in queste settimane ne sono successe tante cose. Le riporto sotto forma di elenco:

  • abbiamo realizzato 2 prove con i musicisti coinvolti di cui puoi trovare le foto qui in basso
  • per ogni prova ho ed abbiamo realizzato schede guida per i musicisti, gli spartiti di alcuni brano, alcune demo per ascoltarli, diffuso alcuni file audio con le riprese “grezze” delle prove
  • si sono definite le squadre di lavoro per musica, prosa, danze popolari, movimento creativo, staff tecnico
  • abbiamo definito i testi in prosa da inserire tra un brano e l’altro
  • abbiamo coinvolto gli amici ed avuto il permesso di usare alcuni contenuti di Operazione Colomba, corpo civile di pace dell’Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII (spiegherò poi per quale motivo)

Per quanto riguarda le prove musicali vorrei raccontarti l’emozione che si prova quando le parole, i pensieri, le “visioni” diventano realtà. Dopo giornate di mail, telefonate e indicazioni messe giù per iscritto nel tentativo di organizzare questo momento, trovarci insieme, in cerchio, suonare, percepire con le orecchie, gli occhi, la pelle, le ossa, la mente questa musica che nasce e che in pochi tentativi, grazie all’apporto esperto di ogni strumentista, vola già alta è un’emozione meravigliosa. Sono quei momenti (pochi…) in cui provi gratificazione, quelli che danno la carica e riempiono di senso l’altro 90% della professione che, se non è frustrazione, è comunque spesso routine.

La scelta di un repertorio di musica popolare è stata strategica. Non perchè sia musica “facile”. Perchè, a mio parere, la musica popolare, per il suo carattere di “oralità”, è molto manipolabile. Quando alcuni strumentisti conoscono bene il brano, bastano anche una chitarra ed una voce, resta un grande margine d’improvvisazione per tutti gli altri, che possono intervenire conoscendo alcuni tratti ritmici e molodici di quella composizione, gli stilemi tipici di una certa cultura musicale, i “giochi” delle sostituzioni armoniche o gli abbellimenti degli accordi. Poi so che diversi musicisti del gruppo hanno già affrontato o affrontano repertori simili nella loro attività professionale. Questo è indubbiamente un vantaggio.

La sensazione durante le prove, insomma, è stata quella di aver radunato il gruppo giusto. Perché senza tanta fatica le cose hanno preso il volo. Ora però è bene non dare niente per scontato. Ci sono comunque aspetti da limare, imprevisti da considerare, tanto lavoro da fare, considerato il fatto che la musica è solo un aspetto della serata. Si potrebbe fare sempre di più (e per un eterno insoddisfatto come me è sempre difficile accontentarsi), ma questo è un primo “step”, il massimo raggiungibile per le condizioni a cui abbiamo sottoposto il progetto: poche prove, niente budget, capitalizzare al massimo quello che la nostra realtà offre. Il progetto ha spiccato il volo. E come non si può governare il vento, ma al vento occorre adattare il proprio volo, così lasciamo spazio a quello che in qualunque momento può accadere. Che si possa “cadere” è una possibilità da considerare. A me attrae moltissimo vedere come gli artisti se la cavano in certi frangenti, come si rialzano durante un inciampo nelle loro performance. Si può davvero misurare la vena creativa di un’artista da come sa rialzarsi nella difficoltà o nel limite imposto dalle proprie possibilità o da certe condizioni inattese. L’autoironia sono convinto che sia una panacea in questi casi, anche se non me ne sento molto capace. L’importante è che lo “stormo” si sia alzato il volo e abbia iniziato il suo viaggio.

 

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