UN MONDO DI SUONI

L’ispirazione proviene direttamente dal cuore del poeta, senza bisogno di alcuna spiegazione, prova o fonte divina; il mistero da spiegare invece è la tecnica (dal greco techne, arte). Il fenomeno divino non è l’ispirazione, ma la maestria attraverso cui l’ispirazione si concretizza.[1]

Dopo aver introdotto le principali motivazioni di questo mio lavoro, mi inoltro direttamente nel cuore di questioni a me care aprendo un intero capitolo dal titolo “Un mondo di suoni”. La domanda di partenza è: “Cos’è la musica?”. Domanda alla cui risposta partecipano punti di vista differenti, perchè ciò che analizziamo è un fenomeno complesso. 

Che cos’è la musica? Quando è nata? Perchè?

Porsi queste domande richiede la disponibilità ad accettare molte risposte. Inoltre dovremo anche accettare il fatto che nessuna di queste potrà essere quella definitiva. A meno di accettare formule altisonanti, ma altrettanto riduttive, come quelle che fanno mostra di sè in alcuni manuali di musica: ad esempio la più famosa tra quelle che conosco, recita: “La musica è l’arte dei suoni”.

Con ciò non voglio affermare che la formulazione di questo assunto sia assolutamente sbagliato. Però il fenomeno “musica” oggi a me appare complesso. Ho scoperto che esso è legato intrinsecamente allo sviluppo della specie umana sia in senso tanto filogenetico (correlato, cioè, allo sviluppo della specie umana) quanto ontogenetico (correlato allo sviluppo dell’individuo) così come che è ricco di tanti aspetti ancora oscuri. Se, accettando di non semplificarlo o banalizzarlo, ci inoltrassimo in una ricerca più approfondita, scopriremmo che la domanda “Cos’è la musica” ottiene risposte a tanti livelli quanti sono gli approcci che indagano questo stesso fenomeno. L’approccio può essere neuroscientifico, fisiologico, psicologico, sociologico, etologico, fisico-matematico, pedagogico, antropologico, storiografico, comparativo, volto alla teoria e all’analisi musicale eccetera.

Ulrich Michels - ATLANTE DI MUSICA

Principali campi d’indagine della musicologia

Nell’immagine qui a fianco (per vederla ingrandita occorre cliccarla), tratta dall’ “Atlante di musica” di Ulrich Michels[2], sono sintetizzati i principali campi del sapere musicologico. La mostro per potere avere un quadro di questa complessità attraverso una forma il più possibile immediata. La musicologia è considerata come quel termine che abbraccia tutte le conoscenze e questioni riguardanti la musica.

Si fa sempre più chiaro il fatto che una risposta così aperta a tutte le articolazioni possibili presuppone che si possa fare solo un’analisi che non si fermi alle strutture di superficie della musica. In tanti discorsi mi è capitato di sentir dire che “La musica è importante!”: con il responsabile di un ente educativo, con il politico di turno che determina dove indirizzare le risorse pubbliche, con il genitore che percepisce una passione nel figlio, ma della quale è poco consapevole. Il più delle volte però si ha l’impressione che ad esser ripetuto sia un luogo comune, una cosa che si è soliti dire, un pre-giudizio, per così dire, di stampo “romantico”, su di un aspetto della vita per tanti aspetti oscuro, di cui si ha una consapevolezza limitata, la cui portata, nella maggioranza dei casi, si limita al distratto consumo quotidiano che se ne fa nei diversi contesti (a scuola come al supermercato, al cinema come nella propria cameretta) e al quale non si dà un’importanza “vitale”. Con la musica non ci si “riempie lo stomaco”, non si soddisfano bisogni primari. La musica viene annessa, nei migliori dei casi, tra gli aspetti culturali che “ornano”, ma non determinano, la vita e la formazione delle persone.

In parte è vero: per quanto con la musica ci si possa anche guadagnare di che vivere perché, ad esempio, se ne è fatto il proprio mestiere, essa pare non soddisfare i bisogni primari quali mangiare, bere, dormire, riprodursi. Sembrerebbe anzi un privilegio, un “di più” concesso, la possibilità di cimentarsi con essa: penso alla presenza delle tanto discusse “sale-prova” per gruppi nei centri di aggregazione, penso ai laboratori che a fatica riescono a collocarsi nella scuola a fronte dei programmi da portare avanti in materie “ben più importanti”, penso alla possibilità per i singoli di prender parte a corsi e lezioni per imparare a suonare uno strumento musicale e così via. Potremmo però restare sorpresi da alcuni fenomeni che ho scoperto essere divenuti oggetto di sempre maggiori approfondimenti nella ricerca scientifica: ad esempio lo studio del legame  tra la cultura, di cui anche la musica fa parte, e la diretta soddisfazione di quei bisogni primari sopra elencati; oppure la tenacia con cui le informazioni musicali si “attaccano” al nostro sistema neuronale; o ancora quanto del nostro repertorio di emozioni e ricordi sia connesso con eventi sonori e musicali.

Sorgono allora queste domande: se la ricerca appassionata e rigorosa delle riposte a quelle domande poste all’inizio ci dicesse che in realtà anche la musica e l’arte in generale hanno qualcosa di importante da approfondire, emancipandole così dall’idea generalista che le ritiene un mero “ornamento culturale”? Se la musica e l’arte facessero parte della nostra stessa cultura e, ancor di più, facessero parte della nostra  natura (scopriremo in seguito come poi natura e cultura siano categorie difficilmente separabili) come lo è lo sviluppo del linguaggio con cui ci esprimiamo e pensiamo, saremmo disposti a rivalutare la loro posizione nello scenario formativo di una persona? Saremmo disposti a non discuterne più il ruolo formativo così come non si discute più il fatto che, sia necessaria, nel modo di intendere la formazione in occidente, un istruzione di tipo matematico o linguistico per chiunque o per di più una life long learning?

La domanda è retorica ed immagino che gli interlocutori con cui condivido queste idee abbiano già un parere in merito. Come può configurarsi, allora, un curriculum formativo a base di musica e arte? Quali aspetti ed in quali modi potrebbe essere proposto? Al momento non ho questa risposta, ma non evado la sua ricerca. Di certo connoterei un percorso del genere di aspetti per lo più esperienziali. Da qui in avanti tento allora di realizzare l’ambizioso progetto di un approfondimento su alcuni dei molti livelli ai quali possiamo riferirci parlando di “musica”. Convinto tra l’altro, che lo studio teorico sia solo una parte di questo discorso e e nemmeno la più importante. In ogni caso l’itinerario che ho pensato parte dal fenomeno fisico del suono e dal sistema umano che permette di percepirlo per arrivare alla musica e alle sue implicazioni antropologiche, psico-fisiologiche, filosofiche.

Per maggiori approfondimenti il già citato “Atlante della musica” permette di gettare uno sguardo su di un panorama ampio benché, a mio parere, molto incentrato sulla produzione musicale occidentale. Ben più monumentale e aggiornata invece è l’“Enciclopedia della musica[3] edita da Einaudi, in cui coesistono, per volere del curatore e dell’editore, punti di vista diversi ed anche opposti nei contributi degli oltre duecento collaboratori, a cui però non sono riuscito ad avere accesso.

La ricerca musicologica dagli anni Settanta ad oggi vive un frenetico aumento di studi e conoscenze soprattutto in quella che nella figura precedente è definita musicologia sistematica. Essa è luogo di confronto continuo tra i nuovi punti di vista offerti da diverse discipline (psicologia, linguistica, neurofisiologia, eccetera), si modifica, si rinnova, si amplia grazie all’apporto che ogni specializzazione può dare all’altra. La musica come campo di ricerca negli ultimi decenni, insomma, sta ricevendo un interesse inedito da parte degli studiosi (se ne sono censiti circa 250 in tutto il mondo che se occupano in modo esclusivo) e gode di una letteratura, benchè “giovane”, in continua espansione.

I motivi di questo interesse sono i più disparati e pare che un ruolo importante lo giochi la personale passione dei ricercatori per un qualche particolare aspetto della musica a spostare sempre un po’ più in là il recinto entro cui si accumula la conoscenza su questo fenomeno e a provocare contaminazioni con le differenti discipline che di essa si occupano.

Provo a partire da qualche parte e inizio facendo qualche constatazione, forse banale. Che la musica sia “importante”, ad una prima ricognizione superficiale, ce lo confermano molti indizi presi dalla nostra vita quotidiana.

Vale la pena sottolineare immediatamente il fatto che in nessuna altra epoca come questa agli esseri umani è stata data la possibilità di ascoltare tanta musica come oggi. Questo grazie, in modo particolare, allo sviluppo tecnologico che la nostra epoca ha saputo produrre. Vediamone alcuni usi tra i più diffusi e poco distanti da noi.

La musica accompagna incessantemente le giornate di giovani e meno giovani che dai loro dispositivi portatili e dalle loro cuffiette pretendono la migliore colonna sonora per le loro attività quotidiane. Questa la prima osservazione.

Qualunque luogo dedicato allo shopping ormai ha il suo accompagnamento sonoro più o meno di sottofondo: si va dall’accompagnamento in stile radiofonico a “basso impatto acustico” dei supermercati ai volumi certo più intensi, quasi da coprire la parola e da ricreare l’ambiente di un locale da ballo, di alcuni negozi di abbigliamento che cercano di richiamare uno certo stile di vita giovanile.

I marchi più prestigiosi, assieme alla produzione di un logo, di un immagine che li rappresenti, si avvalgono anche di un “marchio sonoro” (oggi si parla di sound trademark, sound branding, audio identity, instore music [4]; l’esempio più lampante può essere rappresentato dalle onnipresenti  quattro note che accompagnano la visione del logo nelle pubblicità della più grande azienda multinazionale produttrice di dispositivi a semiconduttore, la Intel. Anche le stazioni radiofoniche hanno ormai tutte il loro “marchio sonoro”, i telegiornali potremmo distinguerli facilmente dalla loro sigla iniziale, l’accensione dei nostri dispositivi elettronici, smartphone, tablet, personal computer, da sempre lega il boot del sistema operativo ad un suono o una sequenza di suoni così come si avvalgono di marchi sonori produttori di auto o catene di fast food. Karlheinz Illner è un noto consulente di audio identity e sul suo blog campeggia la scritta:

“Music sparks emotions and emotions control our brain’s decisions”[5]

Se lo ha capito chi ha accostato la musica al mercato (e ne ricava profitti), qualcosa di interessante allora deve esserci. Quantomeno questa puntualizzazione potrebbe portare la nostra attenzione sul fatto che conoscere questo strumento (la conoscenza del fenomeno musicale) potrebbe aumentare la nostra consapevolezza se non, addirittura, permetterci un’autodifesa di fronte alla produzione massiccia che oggi si fa delle “musiche” per scopi poco “estetici” e molto “commerciali”. Ma la mia intenzione sarà principalmente quella di approfondire una relazione uomo-musica o uomo-suono dal fine molto più disinteressato al portafogli.

Infine (per brevità, non per l’esaurimento delle possibilità) nella nostra mente sono impresse una grande quantità di musiche che ci accompagnano, più o meno volutamente, più o meno gradevolmente, per tutta la nostra esistenza; interessantissimi sono a tal proposito gli studi del noto neurologo Oliver Saks che nel suo libro “Musicofilia” riporta numerosissimi studi clinici riguardanti pazienti che hanno subito lesioni o asportazioni di parti del cervello o che sono portatori di patologie neurodegenerative: vi sono descritti casi in cui queste persone, pur perdendo alcune facoltà neuronali come, ad esempio, i malati di Alzheimer, non dimenticavano melodie e suoni, mentre in altri, in casi di sordità per esempio, la musica addirittura si “accendeva” nel loro cervello sotto forma di allucinazioni sonore in modo incontrollato, fino a provocare disagio, disturbo.

[1] Nachmanovitch, Stephen, Il gioco libero della vita. Trovare la voce del cuore con l’improvviazione, Feltrinelli Editore, Milano, pag. 21

[2] Michels, Ulrich, Atlante di Musica, Sperling & Kupfer, Milano, 1994, pag.2

[3] Nattiez, Jean-Jaques, a cura di, Enciclopedia della musica, Einaudi Editore, Milano, 2001

[4] alcuni esempi sono raccolti e riproducibili in questa pagina web: http://trebrand.com/blog/top-10-audio-logos

[5] “La musica provoca emozioni e le emozioni controllano le decisioni del nostro cervello” su http://soundbrandingblog.com

3 Comments on “UN MONDO DI SUONI

  1. Hi my name is Sandra and I just wanted to drop you a quick note here instead of calling you. I discovered your UN MONDO DI SUONI – SUONOTOPIA page and noticed you could have a lot more hits. I have found that the key to running a successful website is making sure the visitors you are getting are interested in your niche. There is a company that you can get targeted visitors from and they let you try their service for free for 7 days. I managed to get over 300 targeted visitors to day to my site. Check it out here: http://www.arvut.org/1/dft

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *